Il frantoio, di particolare rilevanza storico-tecnologica, colpisce per la complessità scenografica della grande ruota di pietra sul cui asse è innestata una lunga leva alla quale veniva aggiogato il mulo. Ad ogni giro dell'animale corrispondevano quattro giri della macina di granito, grazie ad un meccanismo di amplificazione composto da quattro robuste ruote a pioli (il cui lontano modello fu ideato per la prima volta da Leonardo da Vinci). La pasta di olive, ottenuta dalla frantumazione, era poi distribuita manualmente all'interno di fiscoli di canapa "doppi", (cioè uniti ai bordi esterni), che venivano collocati l'uno sull'altro sotto il torchio. Dalla pressatura, che permetteva ai liquidi di fuoriuscire ed alla sansa nei fiscoli di indurirsi, si otteneva una miscela di acqua di vegetazione e olio. A questo punto, per separare l'olio dall'acqua di vegetazione si sfruttava il diverso peso specifico esistente tra i due liquidi. L'olio, infatti, più leggero dell'acqua, affiorava in superficie e,dopo qualche ora, non restava che raccoglierlo con una specie di grossa pala. I prodotti del frantoio erano l'olio vergine, l'olio di sansa e la fondata che veniva usata per le lampade ad olio. Il frantoio era un ambiente polivalente: frantoio, spaccio, stalla per i muli che vivevano a fianco dell'uomo.